STATEMENT.
Ho trascorso oltre cinquanta giorni in Groenlandia, vivendo e lavorando tra Upernavik e Ilulissat sulla Baia di Disko. Ho preso parte a spedizioni, ho condiviso tempo, silenzi, attese e parole con le persone che abitano questi luoghi.
Quando parliamo di Groenlandia, parliamo di una cultura che affonda le proprie radici in almeno 5.000 anni di storia.
Una cultura ancestrale, nata molto prima dei confini moderni, molto prima delle bandiere. Dai Thule, e ancora prima dai Dorset, popoli che hanno messo le proprie radici e la propria storia sul ghiaccio, poi gli odierni inuit che con il loro ingegno hanno disegnato una traccia che può ispirare la nostra cultura e aiutarci ad affrontare le sfide del nostro tempo. Una storia ancestrale che ancora oggi, resiste e si tramanda, una storia che ha resistito a quasi 300 anni di colonizzazione danese. Un patrimonio di tradizioni, conoscenze e relazioni profonde con la natura che oggi sopravvive in pochissimi luoghi dell’Artico.
Purtroppo ho visto in prima persona quello che è accaduto in altri luoghi dell’Artico.
Molte culture, molte storie, molte identità si sono spezzate con l’arrivo di grandi potenze, con l’imposizione di modelli esterni.
A partire dalla perdita di quel tempo lento che è necessario a tramandare le cose e che spesso è la natura a disegnare per l’uomo in questi luoghi.
In Groenlandia, questo non accadrà.
In questi giorni ho parlato con molte persone da ogni parte della Groenlandia, ho capito solo una cosa: INUIT




